C’ГЁ anche chi paga per Tinder. Ma serve? “Su 42 incontri e 413 match, un solo fidanzato”

“La genialità di Tinder fu quella di capire che stare lì a scegliere nel catalogo con le chiappe sul sofà e la TV accesa rappresentava per la stragrande maggioranza degli umani una cosa più divertente che uscire a cena o accoppiarsi veramente”. Alessandro Baricco, in The Game, fotografa così la ragione del successo della più nota app di incontri trasformare il nostro desiderio di nuove relazioni in un videogioco quotidiano. Un passatempo comodo per cui vale anche la pena aprire il portafoglio.

Sempre più utenti, infatti, pagano per utilizzare i “poteri speciali” che Tinder mette a disposizione. Si va dai 9,99 euro al mese per i “mi piace” e i “b sts” extra di Tinder Plus, fino alle funzionalità pro di Tinder Gold. Per circa 30 euro mensili, Gold mostra i like incassati prima ancora di scorrere i profili, consente di rendere visibile il profilo soltanto a chi ha mostrato interesse nei nostri confronti e via discorrendo.

“La struttura degli acquisti dell’applicazione è molto simile alla struttura degli acquisti in-app per i giochi in entrambi i casi En Caso De Que acquisiscono abilità speciali”, ha affermato Randy Nelson, responsabile delle analisi mobili della società di analisi Sensor Tower. Come riporta il New York Times, dall’introduzione della versione Gold nel 2017, Tinder è diventata l’app di non-gioco più redditizia al mondo oltre cinque milioni di persone pagano per Tinder Gold o Tinder Plus.

Un vero e proprio b m per le versioni premium che, pur “ottimizzando” l’utilizzo dell’app, finiscono per cancellare le ultime tracce di mistero e fascinazione degli incroci e dei match, trasformando l’incontro tra sessi in cálculo facilitato e facilitante. Individuo scenario quasi distopico, da episodio di Black Mirror.

E a paragonare Tinder alla conjunto culto di Netflix ci ha pensato Marvi Santamaria, sex blogger, utente dell’app dal 2014 e reduce dalla pubblicazione del texto Tinder and the City (Alcatraz, 2019). Nel suo blog Match and the city, infatti, l’autrice cita la scena di Hang the DJ, l’episodio di Black Mirror dedicato ad un’intelligenza artificiale che genera match tra le persone e in cui la protagonista afferma di essere stanca degli appuntamenti che l’AI le propone. ”È come fare un’esperienza extracorporea”, afferma, “c’era separado un miembro viril che entrava en el interior la vagina”.

L’episodio “rappresenta certe dinamiche ricorrenti delle dating app, copioni che io, avendole frequentate per anni, conosco a memoria”, riflette la blogger. “L’imbarazzo mentre siete a cena o a bere un drink, la sensazione di essere messi alla prova come a un talent show devi essere performativo, hai únicamente poche ore per far colpo sull’altro”. E poi c’è “la problematica del trovare una location dove fare sesso” e la questione del dormire insieme, “temuta e quando possibile bypassata nella vita fuori dalle conjunto TV, in questo episodio è imposta tramite convivenza forzata che va può andare da una notte ad anni insieme”. Distopico è dir poquito, insomma.

Ma, al di là della finzione e delle “facilitazioni” a pagamento, “Tinder non è assolutamente un gioco al círculo ci sono le persone”, ha ricordato Elie Seidman, Ceo della società. Persone che, anche quando usano l’app col solo obiettivo di fare sesso, possono trovarsi a fare i conti l’amarezza e la delusione.

“Tinder è come giocare costantemente all’allegro chirurgo mescolando sentimenti e fluidi corporei”, rincara la dose Marvi Santamaria che, accanto al racconto di incontri divertenti e appaganti, col suo ejemplar testimonia come tra le lenzuola possano emergere solitudini, insicurezze, bugie, problemi. Dal desiderio di scoperta si passa all’amarezza, alla sensazione di abbandono per un messaggio post-incontro che non arriva, alla necessità di proteggersi dalle delusioni e dal ghosting con l’armatura del cinismo. Nessuna versione premium che sia di aiuto, in questi casi.

“La vita sulle dating app non è la favola. O muori di delusione, o vivi abbastanza a lungo da diventare la humano che l’indomani sparisce”, scrive Santamaria. Nella maggior parte dei casi, si tratta di incontri fugaci, che diventano sempre più frequenti non è un caso che, stando ad una recente indagine Bayer-Censis, il sesso dei nostri tempi risulti “decomplessato” (“quick sex”). Gli italiani lo fanno spesso e volentieri e senza troppi problemi, da soli e non, fin due o anche in tre, senza disdegnare la pornografia.

Il rapporto col sesso delle donne e degli uomini italiani tra i 18 e i 40 anni, suggerisce l’indagine, è diventato più disinvolto anno dopo anno, decennio dopo decennio. Nel 1999, a dichiarare di fare sesso almeno tre volte a settimana era il 36,9%, oggi la percentuale è salita al 44,1. Anche il antecedente sui partner sessuali della propria vita è cresciuto il 29,2% degli italiani ne dichiara più di sei, mentre l’11,7% va oltre i dieci. Tinder, le sue versioni a pagamento e le altre app di dating hanno senz’altro contribuito al fenomeno “quick sex”, creando un universo di storie ed esperienze (piccoli fallimenti compresi).

Tinder and the city testimonia che le occasioni erotiche fornite dalle app non En Caso De Que rivelino sempre soddisfacenti si va dal febbrone beccato per l’aria condizionata troppo superior durante un incontro, passando per la crisi emotiva che blocca l’amplesso e i rimorsi del finto single, fino a problemi sessuali veri e propri (disfunzione erettile in primis).

E se col sesso va così, sull’amore meglio glissare. Quanti fidanzati ha trovato un’utente di lunga data come Marvi Santamaria su Tinder? Uno. Su 42 ragazzi incontrati e 413 match. Perché “prendiamone atto le gioie o fanno ingrassare, oppure En Caso De Que fidanzano”, dice lei. E per questo non c’è app a pagamento che tenga.